Le strisce
del personaggio creato da Scott Adams
passione dei navigatori, è in rete
quotidianamente
Dilbert,
la satira
dalla parte dei computer
di CLAUDIA
DI GIORGIO
Il miglior interprete dell'Era del Computer
non è un sociologo né un tecnologo.
E' un buffo omino con la testa allungata,
gli occhiali ed una cravatta a strisce rosse
e nere con la punta immancabilmente piegata
verso l'alto. Si chiama Dilbert, e esce
dalla penna di Scott Adams, un disegnatore
di fumetti che è riuscito a concentrare
nel suo personaggio speranze, idiosincrasie
e trepidazioni dei "techies",
i milioni di ingegneri, tecnici e impiegati
qualunque che lavorano nelle grandi aziende
di ogni parte del mondo. Dilbert vive in
un "cubicolo aziendale", ama e
capisce i computer molto meglio delle persone
e combatte via email una vana battaglia
contro l'insipienza dei suoi capi, la cui
complessiva stupidità è superata
solo dalla più completa ignoranza
tecnologica.
Da un certo punto di vista, Dilbert è
l'erede anni Novanta di storiche "strisce
impiegatizie" come il britannico Bristow,
reso famoso in Italia dalla rivista "Linus"
ormai trent'anni fa. Ma nei fumetti di Dilbert
non c'è solo la satira dei meccanismi
perversi delle aziende, opportunamente aggiornata
per tener conto delle nuove tendenze introdotte
dai computer. La ragione del suo enorme
successo (negli Stati Uniti lo pubblicano
più di 800 quotidiani), è
soprattutto l'ironia, affettuosa, ma implacabile,
con cui descrive vizi e manie dell' "homo
tecnologicus" di oggi. Dilbert è
un "nerd" senza dubbi o pentimenti,
appartiene a una specie a parte, quella
degli "ingegneri, scienziati, programmatori
e altra gente strana". Di questa bizzarra
tribù, Adams racconta mode e passioni
con la cura di un etologo alle prese con
un branco di gorilla di montagna (e infatti
una delle sue strisce più felici
ci mostra appunto "Ingegneri nella
Nebbia").
Il bersaglio preferito è il rapporto
privilegiato tra Dilbert e le macchine.
Insieme a un calcolatore, Dilbert, come
molti dei suoi fan, si trova assai più
a suo agio che con la gente. "Oooh!
Non vedo l'ora di collegare al mio computer
questo nuovo processo romostatico di compressione
dati in tempo reale!", esulta di ritorno
da un'incursione nel suo negozio preferito
di hardware. Oppure, contemplando estasiato
il suo nuovo, superpotente, calcolatore,
intona l'Inno del Nerd: "La gente che
non ha bisogno della gente è più
fee-e-eeliceee!"
Amatissimo dagli utenti Internet, che si
riconoscono in massa nei suoi personaggi,
Scott Adams dichiara di realizzare le sue
storie soprattutto grazie ai suggerimenti
e agli aneddoti che gli arrivano ogni giorno
a centinaia attraverso la posta elettronica.
Le strisce di Dilbert escono in rete quotidianamente,
a 24 ore di distanza dall'edizione cartacea,
e per molti cybernauti la prima pagina Web
che si consulta al mattino è quella
della "Dilbert Zone", il sito
dove Adams pubblica le sue storie e dove
una serie di mailing list, fotografie, animazioni,
concorsi digitali e gadget di ogni genere
e natura permettono al disegnatore e ai
suoi fan di esplorare in chiave satirica
ogni ambito della comunicazione elettronica.
I libri di Dilbert sono dei best seller
internazionali da milioni di copie, e hanno
titoli come "Still Pumped From Using
the Mouse" ("Pompato dall'uso
del mouse", edito in Italia da Comix),
"Fugitive From the Cubicle Police"
o "The Dilbert Principle", "Il
principio di Dilbert", edizioni Garzanti).
A fare la fortuna di Scott Adams, che grazie
al successo dei suoi fumetti ha potuto finalmente
smettere di fare l'impiegato alla Pacific
Bell, è la felice identificazione
tra il suo personaggio e i suoi lettori.
Perché Dilbert è diverso,
timido, vessato dai suoi capi e incapace
di portare a cena fuori una donna senza
farla addormentare per la noia. Ma sa che
le macchine saranno sempre dalla sua parte
e tutto sommato si trova benissimo così.
Esattamente come il suo pubblico.
(12 gennaio 1998)
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